Siamo in una classe terza. L’esperienza di scrittura è coinvolgente ed insolita perché vissuta con i bambini di una classe seconda di un’altra scuola. Il percorso di scrittura di fatto è concluso e questa volta lo storyboard ci serve per visualizzare ciò che accade in una storia articolata, scritta a catena a cui dedicheremo un intero post nella sezione del sito “come l’abbiamo fatto“, vista la ricchezza dell’esperienza.
Se vuoi ripercorrere il percorso svolto utilizza questi link:
3. Una trasformazione terribile
5. Le sequenze
Scrivere a catena, cioè continuando da dove altri hanno interrotto la storia, ha fatto emergere la necessità di rimanere coerenti e fedeli alla trama sviluppata dai colleghi scrittori. Questo ci ha costretto a trovare strumenti che rendessero gli snodi della storia ben visibili. Uno di questi è certamente stata una lavagna condivisa che abbiamo utilizzato per appuntare idee e intessere relazioni tra i fatti narrati, compito tutt’altro che semplice… L’abbiamo creata su @Canva.com, la potete vedere QUI. L’altro strumento che ci è venuto in aiuto è stato proprio lo storyboard, non tanto nella fase di scrittura quanto piuttosto nel momento di costruzione del libro vero e proprio. Ci ha permesso, infatti, di visualizzare a colpo d’occhio i contenuti delle singole pagine del libro digitale, ma per arrivare a questo risultato è stato necessario lavorare ancora sul testo, rimaneggiarlo, scomporlo in unità più piccole: le sequenze.
Siamo partiti dal testo completo e concluso, disponibile in un foglio condiviso con Documenti di Google, su cui le due classi hanno lavorato a turno durante i laboratori di scrittura. Priva di suddivisioni in capoversi e/o paragrafi, così come di immagini, la storia risultava lunga e difficile da leggere. Concordata quindi la necessità di renderla maggiormente fruibile e accattivante, abbiamo deciso di creare un libro fatto di immagini e testo. Una volta diviso il lavoro tra le due classi, siamo passati alla parte operativa.
Abbiamo lavorato in gruppi di lettura da 2-3 bambini e ad ogni gruppo è stata affidata una pagina in doppia copia. In questo punto del percorso i bambini hanno sezionato la storia in sequenze descrittive, dinamiche e dialogiche utilizzando i colori. Per saperne di più CLICCA QUI.
Le sequenze sono poi state tagliate e disposte su un foglio di carta pacco, ricomponendo così la storia pagina per pagina, nell’ordine corretto.

Le sequenze doppie sono state attaccate sul quaderno e classificate con la loro funzione.
Rimaneggiare ciò che i bambini stessi avevano scritto e non un testo estraneo, tratto dalla letteratura per l’infanzia o dal libro di testo in adozione, ha permesso loro di tornare più volte alla storia, osservando di volta in volta aspetti diversi della narrazione, con grande attenzione e motivazione. L’importante lavoro di analisi testuale che ne è scaturito e che non avremmo immaginato di proporre già in una classe terza, è stato possibile e significativo proprio grazie allo storyboard che ha funzionato come supporto visivo, creato materialmente dai bambini stessi. Il testo tagliato e stato ricucito nella sua sequenza logica e cronologica con maggiore consapevolezza dell’importanza di ciascuna sequenza, parallelamente ad un costante lavoro di comprensione del non detto e delle inferenze testuali inevitabilmente presenti nella narrazione.
“Maestra: – Secondo voi, a cosa serve questa sequenza di dialogo tra i due protagonisti?
S. – Secondo me serve a rendere più bella la storia!
M. – Sì, e anche a far sentire le emozioni…
Maestra: – A fare sentire le emozioni… di chi?
D. – Dei personaggi!
R. – E poi se i personaggi parlano li conosciamo meglio!
M.- Una storia senza dialoghi non è bella! A me piacciono le storie con i dialoghi e tanti disegni!
H. – Possiamo disegnare il momento in cui Max e Leo si scontrano! Si scontrano e poi si parlano.
(Diario di bordo – maggio 2024)
La time-line della storia si è così ricomposta e, a questo punto, la classe si è dedicata alle illustrazioni del libro, che sono state poi scansite dai docenti e rese disponibili sempre su Canva, piattaforma utilizzata dai bambini per montare il book digitale.
In questa fase del lavoro le attività del disegno e della composizione del libro si sono sovrapposte, i bambini lavoravano a turno al computer e lo storyboard è stato il punto di riferimento costante per non perdere il filo della storia. In questo modo i nostri piccoli scrittori hanno potuto concentrarsi sull’uso di alcune procedure di lavoro quali:
- “copiare” una sequenza di testo da Documenti e incollarla sulla pagina del libro;
- scegliere un’immagine da una cartella, selezionarla e inserirla nella pagina del libro, spostandola, ingrandendola o rimpicciolendola a piacere, utilizzando le apposite maniglie.
Data l’età dei bambini e livelli di autonomia eterogenei nell’uso del digitale, avere uno strumento di riferimento costruito da loro stessi e quindi conosciuto e condiviso, ha permesso loro di non doversi preoccupare della storia stessa, concentrandosi maggiormente sulle proprie competenze digitali.
Lo storyboard è stato un facilitatore nel passaggio dalla carta al digitale. Lo è stato però anche nella composizione del libro e nel rendere visibili alcune incongruenze nell’abbinamento tra illustrazione e testo, che sono poi state discusse nel gruppo classe alla ricerca di soluzioni. Non sempre queste ultime si sono dimostrate praticabili per mancanza di tempo, ma l’aspetto certamente importante è che lo storyboard ha permesso loro di muoversi con facilità in una storia articolata, anche una volta terminato il processo creativo, generando domande di senso e continue riflessioni.
Se vi è venuta la voglia di provare ad utilizzare lo storyboard nelle vostre classi, scriveteci come lo fate e cosa ne pensate!
Qui sotto gli altri link sull’argomento che trovate nella sezione del sito “come l’abbiamo fatto”.
