Catene di scrittura

Condividiamo qui un approccio alla scrittura che non avevamo mai provato e che si è rivelato interessante perché basato su classi, una seconda e una terza, che non appartengono alla stessa scuola e nemmeno allo stesso Istituto Comprensivo. Il principio della scrittura a catena si basa sul fatto che la storia viene iniziata e proseguita da qualcun’altro e pertanto gli scrittori non controllano la trama, ma ad essa devono rimanere fedeli. 

    Nel nostro caso la storia è cominciata dalla creazione di due personaggi. I due gruppi classe sono partiti dal disegno e hanno dato vita a Max, un mix di animali, e Leo un ragazzo di 13 anni. Entrambi hanno un oggetto magico perché questa è stata la richiesta iniziale e cioè attribuire al proprio personaggio un oggetto speciale. 

    Le classi qui hanno lavorato in parallelo ma senza sapere cosa stavano creando gli altri. Per avviare il lavoro abbiamo utilizzato un personaggio mediatore: Gatta Luna. Questo simpatico animale ha contattato le classi all’inizio dell’anno, tramite una mail, appositamente creata (luna.gatta02@gmail.com), proponendo, inizialmente, un percorso di corrispondenza scolastica, per far  conoscere i bambini nella prima parte dell’anno. Successivamente, una volta instaurata la relazione, ha proposto il percorso di scrittura a catena, dando spunti  e accompagnando i bambini nella creazione dei personaggi e nel loro incontro. Già perché Leo e Max si sono incontrati in una scuola di magia e qui, in questo punto di avvio della storia, è cominciata la catena. Un gruppo classe ha fatto incontrare i personaggi, mentre l’altro ha continuato la storia dal punto in cui era stata lasciata e così via, fino a quando l’incombere della fine dell’anno e delle progettualità ad esso legate ha reso necessario fermarsi lasciando la storia aperta. 

    Ecco la storia: https://heyzine.com/flip-book/dee146d51a.html

    In entrambe le classi è stata sfruttata la didattica collaborativa e cooperativa, le classi hanno lavorato, discusso e ragionato, alternando momenti in grande gruppo e piccolo gruppo (isole a loro volta suddivise in coppie di scrittura). Inizialmente veniva condiviso collegialmente il lavoro da svolgere, co-costruendo e appuntando idee insieme. Una volta decisa la linea di lavoro da prendere, ogni piccolo gruppo si assumeva l’incarico di portare a termine una parte di lavoro.

    Per favorire la cooperazione e permettere la partecipazione attiva di ogni membro, sono stati distribuiti dei compiti precisi, che i bambini si scambiavano periodicamente, per permettere a tutti di assumere tutti i ruoli. In ogni isola si trovava così uno “scrittore”, che si occupava della trascrizione delle idee; un “lettore” che si occupava di verbalizzare le idee fino a quel punto fissate sul foglio; un “revisore” che si occupava del controllo ortografico e grammaticale e infine un “moderatore”, che aveva il compito di mediare tra le diverse idee emerse nel gruppo e trovare soluzioni in caso di piccoli dissidi.

    Il lavoro si concludeva poi sempre con la condivisione nel grande gruppo, per unire le diverse parti svolte, discutere, ragionare e far prendere vita al testo, affinché non fosse solo l’unione delle singole parti prodotte dai piccoli gruppi, ma diventasse qualcosa di più.

    Tale modo di lavorare ha arricchito sicuramente il prodotto finale, perché ha permesso di lavorare “a più menti”, dando alle idee dei singoli una nuova forma, ricca del contributo di tutti. Inoltre ha permesso agli alunni di potenziare le loro competenze sociali, di ragionare sulla ricchezza della condivisione e di apprendere dai pari, attraverso momenti di peer-to-peer, dalla grande valenza formativa. 

    Per condividere il lavoro tra le due classi, oltre all’email, è stata creata anche una lavagna condivisa ( visibile QUI). Tale strumento ha permesso di documentare, appuntare e tracciare le diverse idee che mano a mano emergevano, fungendo da importante mezzo di condivisione. In tal modo ogni classe ha potuto osservare il “work in progress” dei compagni scrittori, osservare le idee emerse e seguire gli sviluppi della storia.  

      Ogni step di scrittura si è rivelato generativo anche dal punto di vista della possibilità di conoscere e approfondire i meccanismi di costruzione e scomposizione di un testo. Ogni laboratorio di scrittura conteneva, per i più grandi, spunti per osservare più da vicino alcuni strumenti importanti come l’uso dei discorsi diretti, la descrizione soggettiva, le sequenze narrative. Il fatto di affidare ad ogni gruppo di scrittura una parte differente del racconto ha permesso di personalizzare i percorsi di approfondimento testuale, successivamente condivisi nel grande gruppo. Prendiamo ad esempio esplicativo il momento in cui i due personaggi si incontrano. Siamo nella scuola di magia e il lavoro di scrittura è così suddiviso.

      GRUPPO 1 – perché i due si presentano in una scuola di magia? Quali pensieri, quali emozioni e quali aspettative li muovono?

      GRUPPO 2 – come e dove s’incontreranno? Qui ci potrebbe stare una descrizione della scuola con gli occhi e le emozioni dei due personaggi: la scopriamo con loro mentre ci entrano per la prima volta… CLICCA QUI per leggere una descrizione ricca di emozioni.

      GRUPPO 3 – cosa si diranno? CLICCA QUI per rinfrescare le idee sulla punteggiatura dei discorsi diretti. Ti servirà solo la prima parte del video.

      Due gruppi su tre lavorano approfondendo autonomamente la descrizione e l’uso dei discorsi diretti. A conclusione della sessione di scrittura, nel grande gruppo i bambini hanno condiviso con i compagni i loro approfondimenti. 

      “M.  – Abbiamo letto la descrizione di Geronimo (Stilton) e abbiamo capito che aveva paura… poi le cose (le emozioni) accadono mentre lui dice cosa vede […] c’è movimento! 

      D. – Abbiamo provato anche noi a scrivere così” (Diario di bordo 4/04/24)”

      E’  stata progettata quindi una lezione di esercizio/rinforzo sull’uso dei discorsi diretti che ci ha portato ad un primo approccio a quelli indiretti e, in biblioteca, ad interessanti appuntamenti di lettura legati al fumetto e alle descrizioni.

      Discorsi diretti e indiretti

      In biblioteca: leggiamo Dog Man

      In biblioteca: descrizioni a confronto.

      I più piccoli, invece, hanno avuto l’occasione di ragionare molto sull’ortografia, che rappresentava per loro ancora una tappa importante del percorso di apprendimento. 

      “ S. – Manca la lettera maiuscola, è un nome proprio!-”

      “L. – Dopo il punto va la maiuscola, correggiamo!-”

      “G. – Abbiamo ripetuto troppe volte quella parola, non va bene…. troviamo un sinonimo!-”

      “M. – Quella parola non si scrive così… il computer l’ha sottolineata con il rosso”

      (Diario di bordo, classe seconda)

      Inoltre, entrambe le classi hanno potuto sperimentare la scrittura come  “mezzo comunicativo”, ossia hanno imparato a riflettere sull’importanza di creare testi coesi, corretti e coerenti, proprio perché avevano uno scopo preciso e un pubblico reale di lettori.  

      “G: -Dobbiamo scrivere bene, senza fare gli errori, se no chi legge….stiamo attenti!”

      (Diario di bordo, classe seconda)

      Certamente uno degli aspetti maggiormente interessanti di questo tipo di lavoro è stata la didattica interna alle classi che è sempre stata collaborativa e cooperativa. Attraverso questo percorso è stato possibile studiare e ragionare sulla valenza formativa del lavoro di gruppo, in particolare nell’ambito della scrittura. I bambini hanno infatti co-costruito il testo, vivendo i momenti di scrittura in interazione. Il gruppo è servito molto per “rendere visibile” tutti quei processi sottesi alla costruzione di un testo, i pensieri che nascono nella costruzione di frasi, nelle scelte lessicali, testuali, ortografiche. Diventano visibili le fragilità, ma anche le possibilità di sviluppare dei percorsi mirati sui temi a cui i bambini guardano in quel momento, cogliendo i punti di forza dei loro ragionamenti e aprendo finestre di approfondimento significative. Tante sono infatti le domande emerse nei gruppi di lavoro, i dubbi, le discussioni collettive per maturare svolte narrative, esplicitare inferenze testuali dei colleghi, definire punti fermi e snodi della narrazione, cercando di attenersi sempre in modo coerente alla storia fino a quel punto narrata. Il fatto poi di collaborare “a distanza” nella scrittura ha reso necessario un maggiore sforzo attentivo per rimanere fedeli alla storia. Ciò ha stimolato in maniera costante la necessità di tornare a rileggere il testo, ponendosi domande e cercando risposte coerenti e condivise, in un continuo approccio critico e costruttivo. Non facile, non banale.

      Tutto questo senza mai incontrarsi, senza mai vedersi, senza parlarsi, se non attraverso Gatta Luna: il personaggio mediatore. Lei non è stata di secondaria importanza. A noi docenti è servita per accompagnare e guidare gli scrittori nel percorso. Attraverso spunti e indicazioni, ha infatti definito a grandi linee il perimetro entro il quale i piccoli scrittori dovevano stare. Per i bambini invece è stata un ulteriore elemento giocoso, che ha contribuito a sostenere la motivazione alla scrittura e a mettere in campo competenze importanti di adattamento e di capacità di far fronte a richieste sempre differenti, prendere decisioni, pensare in modo creativo e generativo.

      La storia non ha raggiunto il suo finale, è rimasta aperta e verrà continuata in autunno. In tal modo, il prossimo anno il percorso si riaprirà dando l’opportunità di percorrere nuove strade, approfondire nuovi aspetti della lingua che porteranno nuove riflessioni.

      I giovani scrittori si sono mostrati soddisfatti del percorso svolto e orgogliosi del libro prodotto, e ne hanno promosso la diffusione, ognuno nel proprio plesso.

      S:- …E’ proprio bello…-

      G: -Lo possiamo stampare e portare in biblioteca!!!! Così lo leggono anche gli altri…-

      C: -Lo facciamo leggere alle altre maestre?-

      M:- Siiii! –

      La curiosità, inoltre, di scoprire cosa i compagni avessero scritto e quali cambiamenti avesse subito la trama, ha sempre guidato i bambini, generando molta motivazione e voglia di continuare il percorso di scrittura:

      L: -Ci avranno risposto? Chissà cosa hanno scritto…. io non vedo l’ora maestra…-

      A: -Apriamo la mail? Possiamo continuare il libro?-

      Nonostante il percorso non sia concluso, è stato dedicato un momento anche alla riflessione finale, nel quale i bambini hanno dichiarato che rifarebbero un’esperienza di questo tipo.

      Il momento di metacognizione finale è stato inoltre occasione per riflettere sul proprio operato e sul significato dello stare nel gruppo e cooperare. In particolare, gli alunni, hanno ritenuto efficace scambiarsi i ruoli all’interno dei gruppi di scrittura in modo che ciascuno potesse contribuire in modo “democratico” al testo. Hanno raccontato nel grande gruppo l’importanza di “incoraggiare il compagno che sbaglia”, perché rimanga nel gruppo. 

      I giovani scrittori hanno potuto riflettere anche, prima individualmente e poi in grande gruppo, su quanto le idee dei singoli nel gruppo venissero modificate, elaborate, arricchite e plasmate dalla coralità.

      Insegnante: -Le tue idee sono state usate nel gruppo?-

      P: -Non tanto…-

      Insegnante: – Perchè secondo te?-

      P: – Perché c’erano tante idee e le mie non le abbiamo messe tutte….”

      Insegnante: – E che idee avete usato?-

      P: -Abbiamo mescolato un po’ le idee…. così abbiamo messo tutti nella storia…-

      Insegnante: – Quindi avete fatto un lavoro di squadra! Io credo che vi siate impegnati molto per arricchire ogni singola idea con il contributo di tutti.”

      Tramite tali discussioni, con il supporto dell’insegnante, i piccoli scrittori hanno potuto prendere coscienza della generatività del gruppo e di come l’interazione favorisca lo svilupparsi di nuove idee, promuovendo e estendendo il processo di inventiva.

      Il momento di metacognizione finale ha permesso così di rendere attuale e di contestualizzare la celebre frase di G. Rodari (2001):

       “ […] I miei pensieri e i tuoi

      Si sono stretti la mano:

      in due si pensa meglio

      e si va più lontano”

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