Notizie bomba! è il giornalino delle quinte realizzato quest’anno. Puoi trovare tutti i numeri QUI e qualche traccia di lavoro in giro sul blog. Non sempre ho avuto tempo di scrivere un post per ogni passaggio, ma non si è rivelato nemmeno necessario poichè i bambini sono stati da subito molto autonomi. Il momento collettivo della riunione di redazione apriva ufficialmente i lavori per il nuovo numero di Notizie Bomba!, dopodichè il mio compito è stato soltanto dare loro il tempo di scrivere e la possibilità di utilizzare un pc per ogni mini redazione, con accesso a Classroom.
L’organizzazione e la struttura del giornale sono state le stesse di Cacciatori di notizie, di cui abbiamo parlato nell’articolo Il giornale a scuola. Per questo non mi ripeterò raccontando scopi, ruoli e modalità di lavoro per i quali vi rimando là, piutttosto vorrei soffermarmi sulle difficoltà nell’approcciare un percorso molto lungo e spesso ritenuto dai colleghi troppo impegnativo. Una delle cose che mi viene spesso ripetuta come un mantra è “non abbiamo il tempo”, “ci sono già troppe cose da fare”, “Mica si può stare tutto l’anno sull’articolo! Abbiamo altri generi da trattare”, “Abbiamo le prove Invalsi quest’anno!”. Tutto vero e anche a me capita spesso la sensazione di non avere abbastanza ore per fare tutto.
Parliamo allora del tempo e sfatiamo un mito: il giornale non deve straripare come un fiume in piena e travolgere tutte le tue ore! In fase di progettazione occorrerà definire quanto spazio vogliamo dare a questa esperienza e da lì pensare a quale tipo di percorso è possibile realizzare. Nel nostro caso costruire Notizie Bomba! ha impegnato 6 ore mensili, così suddivise:
- 1 ora di riunione di redazione: definizione delle miniredazioni, ruoli, argomenti e sezioni del giornale.
- 1 ora di laboratorio di scrittura: le miniredazioni lavorano in autonomia sui pezzi loro affidati.
- 1 ora di revisione nei tavoli: le miniredazioni rileggono gli articoli del tavolo (anche quelli di cui non sono autori), fanno domande per aiutare i compagni ad approfondire il testo e/o a renderlo più chiaro. Se trovano errori nella concordanza dei verbi o nell’ortografia li segnalano ai giornalisti autori del pezzo.
- 30 minuti di laboratorio di scrittura: gli autori del pezzo lavorano ancora sul proprio articolo apportando le modifiche suggerite dalla miniredazione.
- 1 ora di impaginazione: i caporedattori copiano e incollano i pezzi della propria miniredazione sul canovaccio del giornale. Poi si occupano di titoli, occhielli e sommari, controllando che non si ripetano, che siano chiari. Fanno un editing generale.
- 1 ora di autovalutazione: la redazione si riunisce e valuta il proprio lavoro.






Questo significa dedicare al giornale circa due ore a settimana nella progettazione di italiano e tecnologia per la parte di impaginazione. Un tempo sicuramente impegnativo, ma che non va vissuto come una sottrazione alla didattica, perché in realtà è un tempo generativo. Quando i bambini lavorano in autonomia, il docente può girare nei gruppi e osservare le strategie di lavoro, le modalità con cui i bambini strutturano un testo, eventuali fragilità su cui poi andare a orientare la progettazione di lingua legata alla morfo-sintassi. Può lavorare con un gruppo di giornalisti e andare a rafforzare strategie di costruzione dei testi, oppure intervenire su singoli aspetti mirati. E’ proprio osservando le fragilità emerse da uno dei nostri piccoli giornalisti, fragilità legate all’uso scorretto delle preposizioni, che è nata la necessità di riprogettare un percorso sulla frase che partisse proprio dal ruolo di queste parole. Abbiamo così parlato di sintagmi e complementi, approcciando l’analisi logica in modo giocoso e con un’alta motivazione proprio perché il percorso è stato costruito partendo da una situazione reale.
Inoltre, il giornale è un modo per condividere anche le esperienze di scrittura che i bambini fanno a scuola, approcciando generi e testi differenti che possono rientrare all’interno di una sezione dedicata, che noi abbiamo chiamato “noi scrittori“.
Quest’anno poi ci siamo avventurati in un bellissimo percorso, a cavallo tra storia e arte, dedicato proprio alla stampa. In arte abbiamo provato diverse tecniche di stampa come monotipie e stampe a matrice fissa, per poi fare un viaggio nel passato e scoprire come è nata la stampa e come ha cambiato la vita delle persone: CLICCA QUI.
Non si tratta quindi di “rinunciare” a fare qualcosa, quanto mettere quel qualcosa sul giornale e farlo diventare una finestra anche sulle attività più didattiche. La necessità di raccontare aiuta poi i bambini a costruire apprendimenti maggiormente consapevoli, li guida verso approcci maggiormente attivi anche nelle discipline di studio. Arriviamo così ad un altro aspetto decisamente interessante: il carattere di interdisciplinarità che questo tipo di lavoro possiede. E’ uno sguardo aperto a 360 gradi sulla vita della scuola e non solo.
E voi avete mai provato a portare il giornalismo tra i banchi di scuola? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti: confrontarsi su tempi e metodologie è il modo migliore per scoprire che, a volte, “perdere tempo” genera una grande ricchezza.
